Comune di Santo Stefano di Magra (SP)

Il Territorio

Paesaggio

L'intera valle del Magra fu, fin dall'antichità, coltivata intensamente, utilizzando le terre alluvionali assai fertili. Lungo il fiume sorsero frantoi e mulini, come quelli di Piazza o della Vencinella, ricordati nel Codice Palavicino e negli Statuti di Santo Stefano e Ponzano. Il fiume costituiva una continua minaccia per i terreni agricoli: ed ecco i primi argini in pietra a Santo Stefano, e l'intenzione, già viva negli Statuti, di preservare la vegetazione lungo le sponde per ridurre il forte impatto delle piene; ecco la rete difensiva di strade alberate e fossi, ecco le palafitte, semplici e doppie, per ridurre la forza delle acque.

Da Santo Stefano fino alla foce, il fiume si allarga e presenta grandi pregi naturalistici, conservando intatto l'antico fascino ed una molteplicità di ambienti che mostrano significative presenze animali e vegetali, specialmente ornitiche.

Il fiume procede pigramente descrivendo meandri larghi e ciottolosi, con rive ricoperte da folta vegetazione e tracciate da antichi sentieri. In molti casi le acque ristagnano in anse appartate rivelando un paesaggio semipalustre di grande suggestione. Uccelli stanziali e migratori trovano oggi dopo l'istituzione del Parco, un luogo di sosta sempre più apprezzato da birdwatcher e naturalisti che puntano su "incontri" affascinanti con corrieri, calandrelle, aironi cenerini, garzette, cannareccioni, tarabusini ed usignoli di fiume.

Gli ultimi frammenti di natura, quasi miracolosamente giunti fino a noi, appaiono particolarmente preziosi e fragili. Preziosi perché testimonianza di un paesaggio fluviale di un tempo e di antiche paludi costiere; fragili perché ormai completamente inseriti nel contesto urbano e produttivo della bassa Val di Magra e quindi esposti a minacce di ogni tipo.



Tra la Via Francigena e l'Alta Via dei Monti Liguri

Nell'ambito del progetto europeo di riscoperta dell'antico percorso della Via Francigena le sezioni del Club Alpino Italiano di Sarzana, Pontremoli e Parma hanno concertato l'individuazione e la riapertura di percorsi che ricostruiscono il reticolo viario medievale verso i crinali montani. Grazie a questa iniziativa, ripercorrere la variante alta della Via Francigena è da oggi possibile anche per il pellegrino del 2000. La sezione C.A.I. ed il gruppo di lavoro "Terre Alte" di Sarzana l'ha riscoperta a seguito di un attento studio condotto attraverso le preziosissime testimonianze degli anziani di Ponzano e Falcinello e l'esame dell'antica cartografia militare, e l'ha resa percorribile con un intenso lavoro di ripulitura e segnalazione durato due anni.

Il tratto in questione, segnalato con le lettere VF e con il tradizionale simbolo biancorosso che contraddistingue i sentieri CAI, prende avvio dal ponte sul torrente Amola in località Ghiaia di Falcinello, in prossimità di Sarzana. Una salita conduce l'escursionista su una collina, il "podium quod dicitur Castellone", sulla quale sorgeva il castello della Brina; tutt'oggi se ne possono ammirare i ruderi, costituiti da una parte di torre circolare crollata, rimasta come adagiata su un lato, donde anche la denominazione di "torraccio", probabilmente parte del sistema difensivo e di avvistamento del "castrum". Il castello della Brina è stato costruito nel 1160 per iniziativa ed opera del Vescovo di Luni come fortilizio di difesa e di controllo sulla strada, breve e sicura via del sale e di tutte le altre mercanzie, della quale sono riconoscibili tratti di selciato in corrispondenza dei ruderi.

Alle falde del poggio della Brina, in località Lago, si trova un'antica edicola con l'effigie di San Biagio, patrono degli agricoltori; è da rilevare il possibile collegamento tra l'attuale edicola e la chiesa della Brina intitolata a San Biagio e citata in un documento del 1279.

Domina il primo tratto di sentiero l'antico borgo di Falcinello, confermato dall'imperatore Federico I al Vescovo di Luni Pietro nell'anno 1185 come "castrum" cioè borgo fortificato. Del castello non resta pressoché nulla eccetto il torrione che dal 1300 è parte integrante della torre campanaria. L'antica cartografia viaria evidenzia la posizione strategica del borgo sia con riferimento alla direttrice principale di fondovalle che con la variante montana che attraversava appunto i possedimenti di Falcinello e quelli del vicino borgo di Ponzano: le torri dei due paesi risultano, non a caso, perfettamente allineate.

Superato il "torraccio" della Brina, un breve tratto di sentiero conduce a Ponzano Superiore. Poco si sa delle origini del borgo: esso risulta allineato con i borghi collinari del versante opposto della Valle del Magra, essendo l'altro punto strategico di controllo del traffico viario medievale. Il castello di Ponzano è nominato in un atto del 999 in cui il Vescovo di Luni è riconosciuto proprietario di alcuni beni in Ponzano. Nominato anche nel trattato del 1306 stipulato da Dante Alighieri, procuratore del Marchese Malaspina, e il Vescovo di Luni Antonio da Camilla, nel quale quest'ultimo è riconosciuto padrone di Ponzano, il paese passa sotto il dominio di Castruccio Castracani come Santo Stefano e Sarzana e nel 1541 è venduto al Banco di San Giorgio; nel 1804 passerà alla Repubblica Ligure.

Non resta a Ponzano traccia della vecchia pieve di San Michele, attestata in documenti del XIII sec. come dipendenza della pieve di Santo Stefano de Cerreto. Lungo la scalinata che conduce all'attuale chiesa in stile barocco, si può ammirare, incastonato in un'edicola, lo stemma di San Giorgio con il drago del 1541, testimonianza dell'appartenenza di Ponzano al Banco di San Giorgio: fa da controparte, nelle stesso muro, dalla parte opposta, un altro stemma con corona e tre gigli, del 1495, unico segno della signoria di Carlo VIII in questo territorio. Degna di nota, nella piazza Immacolata, al di sotto della chiesa, la facciata seicentesca del palazzo Remedi, con un vasto cortile interno, simbolo della potenza della famiglia.

Lasciato Ponzano, il sentiero prosegue con ripida salita fino all'"incrocio delle quattro strade", dove il ramo della Via Francigena che stiamo percorrendo si incontrava con la via che da Caprigliola, attraverso Ponzano, portava verso Fosdinovo.



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