Comune di Santo Stefano di Magra (SP)

Personaggi Storici


Cesare Arzelà (1847 - 1912), Antonio Bertoloni (1775 - 1869), Cesare Orsini

Cesare Arzelà (1847 - 1912)

Cesare Arzelà nacque a Santo Stefano di Magra nel 1847. Fu allievo della Scuola Norm. di Pisa dove si laureò nel 1869. Dopo alcuni anni d'insegnamento medio, nel 1878 conseguì la cattedra di Algebra nell'Università di Palermo. Due anni dopo (1880), passò per concorso alla cattedra di Calcolo all'Università di Bologna, che conservò sino alla morte. 
I principali contributi dell'Arzelà riguardano la teoria delle funzioni di variabile reale e, più specialmente, le successioni di funzioni di una variabile che egli fruttuosamente inquadrò nella teoria delle funzioni di due variabili reali. In particolare, determinò la condizione necessaria e sufficiente per la continuità della somma di una serie di funzioni continue e il criterio di uguale continuità che porta il suo nome. Inoltre, il matematico santostefanese si occupò del principio di Dirichlet, spianando la via alla celebre giustificazione di esso data dall'Hilbert. Fu socio corrispondente dell'Accademia Naz. dei Lincei e di varie altre accademie. Nel 1907 divise con Castelnuovo il Premio Reale dei Lincei Lincei. Morì nella sua città natale, Santo Stefano, nel 1912.
 

Antonio Bertoloni (1775 - 1869)

Antonio Bertoloni nacque a Sarzana il 12 febbraio 1775 da Francesco, ufficiale di artiglieria, e da Griselda Casoni, discendente di una prestigiosa famiglia sarzanese. Sotto la guida della madre apprese, a Sarzana, i fondamenti di una solida formazione letteraria e religiosa.
Nel 1793 si trasferì a Pavia per intraprendere gli studi matematici che subito dopo abbandonò per dedicarsi alla medicina. Gli furono maestri, fra gli altri, Giovanni Antonio Scopoli ed il naturalista Lazzaro Spallanzani. Ancora studente, sotto la guida dello Scopoli, realizzò un erbario della provincia pavese. Avendo il governo austriaco ordinato che tutti gli "stranieri" abbandonassero il Lombardo Veneto, si trasferì a Genova dove si laureò in medicina l'11 giugno 1796. Tornò a Sarzana dove fu assunto quale medico condotto.
Nonostante la professione di medico, che svolgeva con serietà, continuò i suoi studi di botanica e, nel 1803, cominciò a pubblicare i primi lavori in materia. Sentendosi portato verso l'insegnamento, abbandonò la professione di medico ed accettò una cattedra di fisica nel Liceo di Genova.
Nel 1815, su interessamento del prof. Gaetano Savi, fu chiamato ad insegnare Botanica all'Università di Bologna, dove rimase fino alla morte avvenuta nel 1869. L'anno 1819 vedeva la pubblicazione di Amoenitates Italicae nelle quali lo studioso descriveva la flora di numerose parti d'Italia, soffermandosi particolarmente su quella delle Alpi Apuane, che avrebbe trattato, in modo più specifico, nel 1832 in Mantissa plantarum Florae Alpium Apuanorm.
La sua opera principale è la Flora Italica, pubblicata in 10 volumi fra il 1833 ed il 1854, alla quale collaborarono quasi tutti i botanici italiani, inviandogli piante delle varie regioni. Pubblicò anche la Flora italica cryptogama, e si occupò di piante esotiche. I suoi erbari, in parte distrutti dai bombardamenti dell'ultima guerra, sono all'istituto botanico dell'università di Bologna. L' opera fu criticata perché classificava le piante con il sistema sessuale di Linneo, senza tener conto dei nuovi sistemi basati sulla morfologia vegetale, che si stavano sviluppando in Francia ad opera di De Candolle, ma bisogna ricordare che, quando iniziò il suo studio, il metodo linneiano era ancora molto usato.

(Cfr.: Roberto Ghelfi, Pannello illustativo realizzato per conto del Comune di Sarzana; Ennio Callegari, Appunti per una storia di Sarzana, Sarzana, Coop Liguria, 1995)
 

Cesare Orsini

Poeta maccaronico nato a Ponzano nel 1517 e vissuto a cavallo tra il sedicesimo e il diciassettesimo secolo. Abbandonò l'amato paese per cercare la fortuna, una necessità per "chi non volesse coltivar solo castagne", come nota il suo traduttore Luigi Giannoni. Lavorò a Mantova presso la corte dei Gonzaga e poi a Ferrara sotto le dipendenze del Cardinal Bevilacqua.

Tra le sue fatiche l'opera più importante è sicuramente Capriccia Maccaronica (1636) che firma con il bizzarro nome d'arte Magister Stopinus (mastro stoppino). Lo scritto contiene rime in latino contaminato, latino appunto maccaronico: Laudes de arte robbandi, e ancora De laudibus ignorantiae, pazziae, bosiae; e cioè "le lodi dell'arte di rubare, e dell'ignoranza, della pazzia, della bugia".