Comune di Santo Stefano di Magra (SP)

Le fabbriche del passato



"Sono convinto che il mantenimento e la riconversione del patrimonio edilizio esistente sia una delle sfide più coinvolgenti di una esperienza amministrativa."

Il Sindaco
Juri Mazzanti

Di seguito riportiamo l'intervento del Sindaco Juri Mazzanti, nell'ambito del Convegno di Archeologia Industriale svoltosi il 26 giugno 2008 presso il Centro Ricerche Ambiente Marino dell'Enea - Santa Teresa di Lerici (SP), dal titolo "Le mille e una fabbrica - L'industria della Memoria" :

- Il Comune di Santo Stefano, per almeno due diversi aspetti, è particolarmente importante per soffermarsi su un ragionamento complessivo sul riutilizzo degli oggetti industriali nella nostra provincia. Santo Stefano ha subito in questi ultimi anni alcuni notevolissimi cambiamenti. Ci riferiamo in modo particolare all'apertura del nuovo ipermercato e a tutto ciò che questo ha comportato (nuovi moduli abitativi, nuova viabilità e ancora nuove strutture commerciali) e alla chiusura di una fabbrica storica come la Ceramica Vaccari, che tanta parte della Vostra storia collettiva ha segnato. In che modo questi due fatti estranei, ma concomitanti fra loro, Le sembrano segnare l'identità di Santo Stefano? Forse anche in questo, crediamo, si trova una spiegazione del lavoro notevolissimo che il Comune sta facendo sulla storia della Vaccari, per il recupero di questi spazi.

"Due fatti così eclatanti e sostanzialmente concomitanti - la chiusura della Vaccari è dell'aprile 2006 e l'inaugurazione della nuova area commerciale di fine 2007 - hanno senza dubbio segnato la storia recente del mio Comune.
Da un lato la cessata attività dello storico stabilimento ceramico di Ponzano non solo ha inferto una ferita gravissima all'intero comparto industriale provinciale a causa delle pesanti negative ricadute sul fronte occupazionale, ma, se vogliamo trovare il primo collegamento con il riuso dell'ex Sirma, consegna alla comunità spezzina un tema delicatissimo come quello del recupero alla piena redditività sociale ed economica di uno spazio vastissimo di grande valore storico industriale. L'esperienza positiva del recupero della Sirma mi rende fiducioso verso un tema di tale complessità: sono convinto infatti che il mantenimento e la riconversione del patrimonio edilizio esistente sia una delle sfide più coinvolgenti che si possa incontrare in un'esperienza amministrativa. Concretamente visitando la nuova area commerciale, per sottolineare l'importanza di un simile approccio progettuale, è facile notare come il profilo esterno dei fabbricati ricalchi fedelmente quello dei vecchi capannoni, così come nei parcheggi in struttura spicchino le vecchie colonne in mattoni rossi prodotti nella fabbrica, mattoni che ritroviamo in facciata degli edifici convertiti, lungo lo stesso viale. Il viale stesso, poi, viene solo reinterpretato dal momento che taglia in due quello che era il vecchio stabilimento, assumendo ora le sembianze di un grande corso pedonale.
Da ultimo, solo per brevità, un elemento sicuramente distintivo di tutto l'intervento, tanto da diventarne simbolo riconosciuto oltre che parte della vera e propria insegna commerciale, è la torre. Quersto palazzo di vetro non si impone per dimensioni. Se fosse questo il tema - raggiunge solo i cinque piani - non meriterebbe neppure l'appellativo di torre. La presenza imponente invece del fabbricato si percepisce piuttosto perchè cresce all'interno di un vecchio silos accuratamente recuperato, che conteneva le terre di lavorazione, rappresentando fisicamente tanto il concetto di recupero dell'architettura industriale quanto la possibile coesistenza con le nuove realizzazioni.
Un'area, di cui quasi si era persa memoria in quanto chiusa da più di vent'anni, oggi torna a dare frutti e a garantire la sua totale fruizione, in un'espressione che mi pare calzante, torna ad essere socialmente ed economicamente produttiva recuperando definitivamente una sua identità.
Ed è proprio qui che vorrei tornare al tema Vaccari. La sua presenza, rappresentando per più di un secolo una delle più importanti realtà produttive della Provincia e dell'intera Regione, ha segnato a tal punto il nostro territorio da determinarne la struttura urbanistica, oltre che, nell'accezione comune, persino dando il nome ad una frazione. L'eredità importante lasciata dalla fabbrica che non c'è più, oltre all'incredibile bellezza del grande stabilimentoin via di dismissione, è il grande attaccamento della gente per quel nome, per quel marchio che per anni ha rappresentato un'eccellenza italiana nel mondo, oltre a dare lavoro a amigliaia di persone. Per evitare che il meraviglioso patrimonio storico reappresentato da documenti, mosaici artistici, vecchi macchinari e tanto altro, venga disperso è partito proprio con il 2008 un grande progetto di dsalvaguardia che mira, già da quest'anno, ad avere attivo un presidio nel quale archiviare, restaurare e studiare gran parte del materiale recuperato, grazie ad un accordo con la proprietà austriaca siglato nel luglio scorso.
Di assoluto valore è il tema dell'area, all'interno della quale troviamo manufatti che talvolta riesce difficile credere siano giunti sino a noi e che raccontano un modo di vivere una fabbrica, molto differente rispetto a quello a cui siamo abituati. A terra non troviamo asfalto, ma nella maggior parti dei casi vediamo immense aree pavimentate con quelle stesse mattonelle prodotte nello stabilimento, poi i grandi capannoni, in gran parte dei primissimi decenni del '900, appaiono solidi e massicci, chiaramente costruiti per sfidare il tempo, talvolta persino decorati con mosaici d'epoca.
Uno spazio di tale valore deve essere difeso e tutelato, in quanto rappresenta un pezzo importante della nostra storia, questo inevitabilmente dovrà essere il caposaldo di qualsiasi previsione di recupero.
Un'identità, quella della Vaccari, da custodire gelosamente, con la speranza, neanche troppo velata, non solo di difenderne l'eccezionale storia, ma soprattutto di restituirle con dignità con un definitivo progetto di riutilizzo dell'area."