Comune di Santo Stefano di Magra (SP)

Storia del comune

Santo Stefano in breve

Santo Stefano di Magra rappresentò una importante tappa lungo la Via Francigena, la via peregrinalis per eccellenza verso Roma, la Terrasanta e Compostela. Assieme ai pellegrini giunsero idee, cultura e scambi commerciali e il tracciato viario medievale contribuì così al grande risveglio europeo attorno al Mille. S.ce Stephane fu conosciuto anche come importante luogo di mercato a partire dal IX secolo e, con il suo hospitale, fu sicuro rifugio in un territorio spesso infestato dal brigantaggio o dalla tracotanza dei signorotti locali. Nasce in questo modo la tradizione dell’ospitalità che, in questa terra, ha solide radici ed è una notevole risorsa su cui fare riferimento per ogni iniziativa turistica.

Un territorio quindi ricco di architetture storiche inserite in un notevole contesto paesaggistico che, dalle colline dominate da antichi borghi storici, scende verso il corso del fiume Magra, oggi nicchia ecologica di tutto rispetto, da valorizzare e rendere sempre più fruibile.


La storia del paese

 

Una delle prime testimonianze storiche di Santo Stefano richiama una sua precoce caratteristica mercantile. In un diploma di Ottone II, del 981, è ricordato infatti il "mercatum in plebe Sancti Stephani", sottoposto alla giurisdizione del Vescovo di Luni. Il borgo era luogo di "passo" per i pellegrini diretti a Roma o a Santiago di Compostela: I’arcivescovo di Canterbury Sigeric, intorno al 990, lo ricorda come "Sce Stephane" e, più tardi, intorno al 1151, l’abate islandese Nikulas Munkathvera nomina "Urbanus Stephani" tra il "Convivium Marie e Luni". Anche l’abate di Guny, chiamato a Roma da Papa Eugenio III tra il 1145 ed il 1153, transita dal territorio di Santo Stefano per dirigersi da Genova verso Roma.

Ulteriori notizie sul borgo ci vengono fornite da una bolla pontificia di Anastasio IV del 1154, nella quale la Pieve di Santo Stefano, situata all’interno del centro abitato, riceve l’appellativo topografico "de Cerreto", ricordato successivamente in molti documenti del Codice Pelavicino. Il borgo con il tempo conosce una maggiore organizzazione sociale, tanto che Federico I Barbarossa, nel luglio del 1185, ne esalta ancora la funzione mercantile. La prima attestazione dell’esistenza della Comunità risale al 12 maggio 1202, quando nel lodo arbitrale pronunciato da Uberto di Parente e Truffa da Castello, oltre al Vescovo e ai Malaspina, giurano pace anche "consules, milites et populos" di Santo Stefano Magra.

Nel 1203 i consoli delle terre vescovili pattuiscono con altri Signori la costruzione di nuovi castelli e la designazione di aree concesse agli abitanti del borgo: questi consoli non sono altro che i custodi della potenza del Vescovo, tenutari dei suoi beni, nuovo ceto dirigente.

Mentre la vicina Sarzana ambiva a diventare il centro egemone della vallata, dopo che, nel 1204, la bolla di Innocenzo III aveva sancito la definitiva translazione della sede vescovile dall’antica Luni alla nuova Città, Santo Stefano accetta, mediante l’antica formula dell’accasamento, la cittadinanza sarzanese, ricevendo in cambio una casa "ante strata Romea, retro Carcandola", quale residenza simbolica della Comunità.

Con questo atto il borgo accettava la politica di espansione della vicina Sarzana, confermando i propri privilegi, trattando inoltre, nel 1257, la regolamentazione del "generale forum sive mercatum", da tenersi ogni domenica. Di conseguenza il borgo acquista una certa autonomia impositiva, ricavando entrate maggiori dagli scambi commerciali, con le zone limitrofe. Un altro intervento vescovile si avrà nel 1277, quando Enrico da Fucecchio, dopo aver compiuto un’accurata indagine giuridica, istituirà di nuovo la gabella in Santo Stefano, i cui proventi saranno destinati alla Mensa Vescovile.

Le merci trasportate erano di diverso tipo. Gli scambi avvenivano principalmente con tele, lino, pelli, legname, acciaio, ferro, formaggi, sale, allume. Dopo il 1306, con la pace di Castelnuovo Magra, Santo Stefano rientrò nell’orbita sarzanese, ne seguì le vicende politiche, stipulò patti e convenzioni per l’uso dei mulini, giurò fedeltà a Castruccio Castracani degli Antelminelli, Signore di Lucca.

Santo Stefano divenne poi, a causa della sua posizione strategica, luogo importante nelle conquiste dei Visconti, tra il 1344 ed il 1402, specie se si considera che, in quegli anni, i Signori di Milano diedero vita al tentativo di unificare l’Italia settentrionale, tra cui era compresa Genova ed il territorio ligure.

Nel 1421 il borgo passò al governo dei Campofregoso, nobile famiglia genovese. Nel 1484 fu sotto il dominio del Banco di S. Giorgio e nel 1562 della Repubblica Genovese. Le imprese dei Genovesi nel borgo erano tutte atte a trarne vantaggi economici e soltanto nella seconda metà del 1600, dopo essere stato sottoposto alle tasse ordinate dal Capitano di Sarzana, il borgo si riprese economicamente.

Negli anni 1797-1799 Santo Stefano entra in rapporto con il governo francese e questo passaggio determinò l’introduzione di nuovi sistemi istituzionali, quali le elezioni delle cariche e i consigli municipali. Nel 1810, per motivi di ordine sanitario, fu autorizzato dal Prefetto di Chiavari, Rolland, l’abbattimento e l’abbassamento delle mura, che circondavano il borgo, di cinque metri per tutta la loro estensione, furono altresì autorizzate le sostituzioni di alcune parti in legno della casa comunale e "riassettata" la via principale.

Dopo la Restaurazione, la Liguria passò sotto il dominio sabaudo e nel 1818, con Regio Editto di Vittorio Emanuele I, fu costituita la Provincia del Levante, con sede a La Spezia, composta da 29 comuni, raggruppati in sei mandamenti; il comune di Santo Stefano di Magra entrò a far parte del mandamento di Sarzana; in ogni mandamento vi era un giudice di prima istanza, un esattore, mentre la popolazione del territorio mandamentale costituiva un contingente per la leva militare.

L’effetto dei moti liberali del ‘48 ebbe notevole risonanza in Lunigiana, dove erano sorti governi provvisori locali. Il clima generale di tensione, la paura di nuovi disordini, spinsero il Sindaco di Santo Stefano ad emettere un proclama con cui, trovandosi nel periodo di carnevale, vietava qualsiasi uso di maschere o travestimenti "capaci di turbare l’ordine pubblico". Moti insurrezionali furono organizzati nel settembre 1853, finiti con la scoperta dei vari capi, tra cui Felice Orsini, che furono presto catturati.

Tra il 1880-1890 assistiamo ad una forte ripresa demografica che interessa non solo La Spezia, ma tutti i paesi limitrofi, legata sicuramente alle grandi opere dell’arsenale militare, ai lavori per la costruzione della linea ferroviaria Spezia-Parma, ultimata nel 1894 e che, a Santo Stefano di Magra, si univa alla linea Sarzana-Pisa.Non dimentichiamo la costruzione del canale Lunense, che risultò di notevole importanza per lo sviluppo economico locale; ed ancora la costruzione delle Murella per contrastare le inondazioni del fiume Magra.

Oltre a queste opere, nuove industrie sorsero nella zona affiancandosi a quelle già esistenti, con particolare riferimento a quelle dei refrattari, vetro e materiali lapidei; alle vecchie fabbriche di laterizi sarzanesi si aggiungono: le vetreria di Sarzana; la Società Fornaci Italiane, la Ceramica Vaccari a Ponzano nel 1900 e, più tardi, la Società Italiana Refrattari a Santo Stefano di Magra e la Refrattari Verzocchi nel Golfo.

La politica del Fascismo, che manifestava l’esigenza di difendere i terreni dalle acque e soprattutto di trovare nuove aree da destinare all’agricoltura, si fece sentire anche in Val di Magra dove furono effettuati interventi di bonifica su tutto il territorio (nel 1933 nacque il Consorzio di Bonifica ed Irrigazione). All’epoca, infatti, le zone basse e l’area litoranea presentavano un aspetto in buona misura paludoso, inoltre il Magra tracimava spesso durante le piene, allagando le pianure circostanti. Il Consorzio cancellò quasi tutte le aree acquitrinose anche nel Comune di Santo Stefano, che cominciò ad accogliere abitazioni e fabbriche per divenire, in breve tempo, l’attuale affollato crocevia di molteplici attività.